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Ultimo tramonto del 2009 su Lomani Island Resort... da Anna |
Su Cikobia (nord-est di Vanua Levu) esistono oggi molti alberi Dawa mentre sull'isola di Munia (nelle Lau) ci sono tanti alberi Mamakara, ma, all'inizio dei tempi, non era cosi' . Gli alberi di Dawa crescevano solo su Munia mentre gli alberi di Mamakara solo sull'isola di Cikobia. La leggenda racconta che Rasikilau era il potente dio di Cikioba, talmente forte che la terra tremava ai suoi passi e la sua testa sovrastava la cima degli alberi.
Un giorno una canoa proveniente da lontane terre si dirise verso il nord delle Fiji. A bordo della canoa c'era la dea Sobo d'incomparabile bellezza che corrispose l'amore di Rasikilau.
I due figli che nacquero dall'unione dei due dei ereditarono la bellezza della madre e la straordinaria forza del padre. I due giovani, per gioco, estirpavano alberi di Mamakara dalle radici e si lanciavano a vicenda ciottoli trovati sulla spiaggia da un'estremita' all'altra dell'isola. I due erano molto amici fino al giorno in cui trovarono un pesce sulla spiaggia trasportato dalle correnti ed iniziarono ad discutere su chi dei due dovesse mangiarlo. Nessuno dei due giovani volle rinunciare e cominciarono a litigare lanciandosi rocce a vicenda.
Il padre, che li stava osservando da lontano, vide che i due giovani non stavano piu' giocando ma lanciandosi rocce con rabbia e cattiveria che, invece di ferirli, si distruggevano all'impatto con le forti teste.
Rasikilau, scosso da questa visione, si rese conto che se i due figli avevano tale forza adesso che erano ragazzi, una volta diventati adulti avrebbero potuto ferirlo o cacciarlo dalla propria casa. Rasikilau corse verso i due giovani e dopo averli afferrati sbatte' le teste dei figli una conto l'altra con tale forza che i due giovani morino all'istante.
Dopo averli uccisi pero' si ricordo' improvvisamente che la madre avrebbe aspettato a casa il loro ritorno e, spaventato dal pensiero, decise di non dirle nulla dell'accaduto.
"Sobo, porto cattive notizie. Da lontano ho visto i nostri figli giocare. Dopo un po' hanno incominciato a litigare ed a tirarsi rocce a vicenda. Ora sono entrambi morti si sono uccisi l'un l'altro."
La madre, distrutta dal dolore, trascorse le successive giornate in casa piangendo rifiutando qualsiasi conforto. Rasikilau rimase fuori con il cuore pesante per la bugia raccontata all'amata.
Notizie del suo dolore raggiunsero il vecchio amico Koroibo, dio della vicina isola di Munia, che nel tentativo di rallegrare il cuore di Rasikilau decise di portargli dei doni. I due si sedettero all'ombra degli alberi e Koroibo osservo' invidioso i grandi alberi di Mamakara sperando che crescessero cosi' anche sulla sua isola.
Dopo cena Koroibo disse all'amico: "Sono molto afflitto per il tuo dolore. Se solo avessi avuto alberi di Dawa sulla tua isola i tuoi figli avrebbero potuto giocare, come fanno i miei, con i suoi frutti invece che rocce e nulla sarebbe accaduto".
Rasikilau rispose: "E' vero, ma adesso e' troppo tardi i miei figli sono morti"
"Ah, ma potrai averne ancora. Tua moglie e' ancora giovane e tu hai bisogno di altri figli per consolarti" rispose l'amico Koroibo continuando: "Ascolta Rasikilau, ti do tutti i miei alberi di Dawa cosi' ci saranno tanti frutti sulla tua isola. Tutto cio' che chiedo in cambio sono tutti i tuoi alberi di Mamakara."
Rasikilau accetto' il patto ed i due amici bevvero kava per celebrare il nuovo accordo.
Rasikilau mise quindi tutti gli alberi di Mamakarasulla canoa di Koroibo che poco dopo ritorno' piena di alberi di Dawa. In questo modo l'isola di Cikobia fu presto piena di alberi di Dawa mentre l'isola vicina di Munia di alberi di Mamakara.
Il dolore della dea Sobo era pero' talmente profondo che anche dopo lo scambio di alberi fra i due dei continuo' a rifiutare qualsiasi conforto. Poco dopo il suo spirito inconsolabile abbandono' il corpo ma Rasikilau lo poteva sentire sospirare dove tutte le volte che, in solitudine, si sedeva sotto gli alberi di Dawa.
Foto tratte da Barbados.org, Panoramio (1,2), Elaeocarpus
I locali dicono che l'isola di Sawa-i-Lau e' il cuore delle Yasawa.
La gente delle Yasawa dice che non sei stato alle Yasawa se non hai messo piede sull'isola di Sawa-i-Lau, che si distingue per i suoi 300 metri (1.000 piedi ) di roccia calcarea sopra il livello del mare ed e' oggetto di leggende e miti sacri. Per questo le grotte di quest' isola ne sono la primaria attrazione, come ci racconta Josese Draya, custode di una di queste grotte:
"L'isola, vicina al villaggio di Nabukeru, e' di proprieta' del Koro (villaggio) di Tokatoka e del Mataqali (il clan) di Nabukeru. Il silenzio innaturale di questo posto, la fresca brezza che mi faceva venire i brividi e la pelle d'oca erano un costante ricordo del fatto che mi stessi avventurando in qualcosa di oscuro e misterioso."
Sull'ingresso principale di questa grotta ci sono delle iscrizioni sui muri, che per lungo tempo hanno reso perplessi molti archeologi.
Draya racconta che molte persone visitano l'isola solo per rilassarsi nelle piscine naturali formatesi all'interno delle grotte:
"Si dice che questa sia la sorgente dei mari delle Yasawa," ("They say this is the source of the seas around Yasawa") e che perse persone credano che questo posto sia il luogo dove riposa il leggendario dio dalle 10 teste, Ulutini.
Draya dice che la leggenda e' passata da padre in figlio e che ogni stanza della grotta rappresenta una delle 9 teste di serpente del dio, la decima aveva invece forma umana. Preoccupato dal potenziale impatto negativo che il suo racconto potesse avere su i turisti, Draya assicura che sull'isola non ci sono serpenti, infatti dice:
"Fino ad oggi, nessun serpente ha mai potuto vivere su quest' isola" ("Until now, no snake can live here,").
Infatti, ricordandosi di queso episodio, racconta :
"Abbiamo messo un piccolo serpente in una bottiglia e lo abbiamo portato sull'isola, ma prima che riuscissimo a raggiungere l'isola il serpente mori' nella bottiglia"
("We put that tiny snake in a bottle and took it to the island, just before we reached the island, the snake died in the bottle.")
Ma dopo aver giurato che sull'isola no ci fossero serpenti, Draya racconta una storia tanto drammatica quanto la leggenda stessa.
Un suo zio, Laisenia Taulele, dice di aver visto il grande dio dalle 10 teste di persona:
"Il suo terreno e' qui sull' isola" ("His plantation is here on the island,").
Draya continua raccontando che un giorno mentre stava badando al suo campo, lo zio, vide il serpente riscaldarsi al sole, e dopo che il serpente si rivelo' a Taulele, egli acquisi il potere di curare a condizione che non dormisse con nessuna donna.
"Dopo questo incontro fu in grado di curare le persone" ("After that encounter he was able to heal people") Draya disse.
Notizie di questo miracoloso potere viaggiarono per tutte le Yasawa e Taulele comincio' a viaggiare per fermarsi piu' tardi a Korovuo, a Tavua, dove visse per un po' di tempo. Durante la sua permanenza a Korovou compose un meke (tradizionale danza cantata fijana) che cantava del dio dalle 10 teste. Ancora oggi le donne di Korovou fanno una speciale danza meke chiamata Manu, le cui liriche derivano dalla leggenda del dio serpente. La leggenda racconta che fu proprio in Korovou che Taulele ruppe la promessa fatta al dio serpente, e questo gli costo' la vita. Non ho avuto modo di avventurarmi nelle profondita' delle caverne, ma la leggenda dice che il viso umano centrale del dio serpente abbia una bellezza angelica tale che lo sguardo mortale non lo possa sopportare. Ancora piu' misterioso e' il seguito della leggenda che racconta che sulla fronte del dio serpente sia incastonato un diamante, fonte del grande mana. Le persone del villaggio dichiarano inoltre che le stesse caverne siano la casa di Dema Leka e Damu Balavu (due pesci) e di Donu (un anguilla) che da sempre vivono nelle caverne senza essersi mai riprodotti, essere cresciuti, cambiati o morti.
Draya inoltre dice che una delle stanze delle caverne e' conosciuta come la caverna della gravidanza.
"In quella caverna puo' entrare qualunque persona di qualsiasi forma e grandezza a parte una donna incinta che cerca di nasconderlo, anche la donna gravida piu' magra rimarrebbe incastrata" ("That cave can be entered by everyone of any shape or size except a woman who is pregnant and is hiding it, even the slimmest pregnant woman will get stuck there."
Tratto dal Fiji times del 04 Ottobre 2009, scritto da Mereseini Marau
Foto tratta da Travelpod
Tanto tempo fa, sull'isola di Vatulele, viveva la bellissima figlia di un capo di nome Yalewa-ni-Cagi-Bula, o "Sposa del Vento Giusto" (Maiden of the Fair Wind). La ragazza era talmente bella che tutti i capi speravano di prenderla in moglie. Yalewa-ni-Cagi-Bula pero' era piuttosto difficile e rifiuto' tutte le proposte di matrimonio.
Non lontano, sull'isola di Viti Levu, viva un bellissimo figlio di un capo, erede al trono del popolo di Viti Levu. Il giovane senti' parlare della bellissima figlia del capo di Vatulele e decise che sarebbe dovuta diventare sua moglie.
Finalmente, dopo lunghi preparativi, il giovane erede al trono parti', carico di regali, per incontrare Yalewa-ni-Cagi-Bula. Arrivato a Vatulele il giovane venne accolto calorosamente dal capo ed, orgoglioso, presento' uno speciale regalo che aveva portato con se da Viti Levu. Questo regalo era la piu' grande delicatezza conososciuta in tutte le Isole Fiji, un mazzo di gamberetti giganti provenienti dai fiumi della costa di Viti Levu, cucinati in saporitissimo latte di cocco. Un regalo simile avrebbe sciolto il cuore di qualunque sposa fijana, ma non questa volta.
Il viso della ragazza si oscuro' di rabbia e con occhi inferociti ordino' alle donne in attesa di legarlo e, dopo averlo portato in cima alla piu' alta scogliera sopra la Cava delle Aquile (conosciuta a Fiji come Ganilau), di buttarlo in mare. Mentre precipitava dalla scogliera il mazzo di lucenti gamberetti rossi gli scivolo' di mano e fini' in una piscina naturale circondata di roccie ai piedi della scogliera, e le foglie che tenevano legato il mazzo caddero fra le roccie stesse.
Il giovane, sopravvissuto alla caduta, ritorno' colmo di tristezza alla propria terra dove fini' i suoi giorni rimpiangendo l'amore perduto.
Ogni giorno andava in mare e guardava verso sud dove, nei giorni limpidi, riusciva a vedere una nera linea all'orizzonte, l'isola di Vatulele.
La leggenda racconta che il giovane provo' addirittura a costruire un ponte di sassi che unisse Viti Levu a Vatulele e che i resti di questo ponte siano ancora visibili in mare vicino al vilaggio di Votualailai. Cadendo nella piscina naturale sotto la scogliera di Vatulele, i gamberetti presero vita e tuttora le piscine naturali di Vatulele sono piene di brillanti gamberetti rosso scarlato e le foglie in cui erano avvolti continuano a crescere nelle roccie circostanti.
Per tutti i fijani di Vatulele questi gamberetti rossi, chiamati Ura-Buta (gamberetti cotti) sono sacri e non e' possibile far loro del male in nessun modo. Sono convinti che se qualcuno osasse sfidare il Tabu', verrebbe sicuramente fatto naufragare.
Il piu' grande fra gli dei fijani era Degei (leggi Ndenghei) , il dio serpente. All' inizio Degei viveva in completa solitudine e non aveva amici, l'unica creatura vivente da lui conosciuta era il falco Turukawa. Anche se il falco Turukawa non sapeva parlare era per Degei una costante fonte di copagnia.
Un giorno Degei non riusci' piu' a trovare il falco e la cerco' ovunque. I giorni passarono e finalmente una mattina Degei vide Turukawa seduta in mezzo ad un prateria.
I bambini diventarono adulti e per tutto questo tempo non furono mai a conoscenza l'uno dell'altro perche' erano stati posizionati da Degei su due rami opposti dello stesso albero.
Bua era famosa per le sue bellissime foreste di legno di sandalo ed i suoi alberi profumati e perche' i suoi abitanti erano grandi marinai.
I due giovani erano talmente innamorati che decisero di incontrarsi in segreto. In mezzo fra Viti Levu e Vanua Levu, poco lontano dalla citta' di Rakiraki c'era l'isola di Nananu-i-ra, dove i due amanti decisero di trasferirsi per vivere il loro sogno d'amore.
Il Tagimoucia e' uno dei bellissimi fiori selvatici di Fiji dal colore rosa fuxia o rosso acceso con la parte centrale bianca.
Le foglie di questa pianta erano spesse e di un verde scuro senza fiori. La bambina rimase incastrata nella pianta e non riuscendo piu' a liberarsi, piangendo, decise di rimanere li.
Tanti anni fa sull'isola di Beqa (leggi Benga) viveva una tribu' chiamata Sawau in un villaggio sulla montagna chiamato Navakeisese. In questo villaggio viveva un famoso canta storie di nome Dredre che intratteneva tutti gli abitanti del villaggio con le sue storie e racconti, ed in cambio, gli abitanti del villaggio portavano a Dredre dei doni come dimostrazione della propria gratitudine.
Sull'isola di Kadavu (leggi Kandavu), ai piedi di una bellissima baia adiacente al porto di Vunisea, esiste un villaggio chiamato Namuana. Arrivando in cima alla montagna situata alle spalle del villaggio e' possibile godere di una meravigliosa vista sul mare sia a sud che a nord.
Si racconta che i guerrieri di Kadavu, per risparmiare tempo e fatica, facessero scivolare dalla montagna fino al mare le canoe attravero uno stretto passaggio.
La leggenda racconta che tanto tempo fa nel bellissimo villaggio di Namuana, sull'isola di Kadavu, viveva una splendida principessa, moglie del capo villaggio, di nome Tinaicoboga.
Tinaicoboga aveva una figlia chiamata Raudalice e le due donne andavano spesso a pescare sulla barriera corallina intorno alla propria casa.
Un giorno mamma e figlia si allontanarono piu' del solito ed erano talmente concentrate nella pesca che non si accorsero nemmeno dell'avvicinarsi di una grande canoa di guerra con pescatori provenienti dal vicino villaggio di Nabukelevu, situato all'ombra della piu' alta montagna di tutta l'isola di Kadavu.
I pescatori scesero improssivamente dalla canoa e rapirono le due donne. Gli legarono mani e piedi, le buttarono sul fondo della canoa e si prepararono per salpare verso casa.
Le donne implorarono di avere salva la vita ma i crudeli guerrieri erano sordi a qualsiasi loro richiesta o lamento.
Gli dei del mare scatenaro una terribile tempesta e le alte onde si abbatterono sulla canoa con tale forza da farla quasi affondare. Mentre la canoa veniva sbattuta di qua e di la dalla forza del mare i pescatori rimasero esterrefatti quando si accorsero che le due donne, imprigionate
nell'acqua sul fondo della canoa, si erano trasformate in due tartarughe.
Nel tentativo di salvarsi dalla furia del mare i pescatori liberarono le tartarughe e le buttarono in mare.
Nel momento in cui scivolarono in mare dalla canoe il mare si placo' e le onde svanirono.
I pescatori di Nabukelevu ripresero il loro viaggio verso casa e le due donne tramutate in tartarughe continuarono a vivere nelle acque della baia di Namuana.
Le donne del villaggio di Namuana ancora oggi hanno preservato il curioso rituale del richiamo delle tartarughe dal mare.
Dalla bellissima baia di Namuana le donne del villaggio cantano una canzone incantata guardando attentamente attraverso le acque della baia e ad una ad una le tartarughe giganti escono dall'acqua per ascoltare la loro musica.
Si racconta che queste tartarughe siano le discendenti di Tinaicoboga e Raudalice.
E' leggenda che Il potere di richiamare in superficie le tartarughe sia posseduto solo dalle persone del villaggio di Namuana e che se un discendente del loro antico nemico del villaggio Nabukelevu provasse a cantare o fosse presente durante il canto, nessuna tartaruga uscirebbe dal
mare.
Ancora oggi al suono di questa canzone incantata le tartarughe escono veramente dalle acque blu della baia vicino al villaggio di Namuana sull'isola di Kadavu.
La Traduzione della canzone incantata si avvicina alla seguente:
"Le donne di Namuana sono tutte vestite a lutto (mourning),
Ognuna di esse porta una mazza sacra ed e' tatuata con strani disegni,
Vieni in superficie Raudalice cosi possiamo guardarti
Vieni in superfice Tinaicoboga cosi possiamo vedere anche te"
Immagine presa da NatureFiji-MareqetiViti Endangered Species.
Una tra le piu' famose leggende fijane e' quella di Dakuwaqa, il dio squalo (leggi Dacuwanga).
Dakuwaqa era il guardiano dell'ingresso della barriera corallina. Coraggioso, testardo e geloso, prendeva spesso le sembianze di uno squalo per viaggiare attraverso le isole e combattere contro gli altri guardiani.
Un giorno si diresse verso il gruppo delle Lomaiviti e dopo esserne emerso vittorioso decise di dirigersi verso Suva. Il guardiano della barriera corallina di Suva pero' si oppose e sfido' Dakuwaqa. Questa estenuante battaglia movimento' talmente tanto il mare che enormi onde si frantumarono contro la costa insediandosi nella foce del fiume Rewa che straripando allago' l'interno per diverse miglia.
Dakuwaqa emerse ancora una volta vincitore e continuo' per la sua strada. Vicino all'isola di Beqa incontro' il suo vecchio amico Masilaca, anch'esso dio Squalo, che gli racconto' della grande forza dei guardiani dell'isola di Kadavu e gli chiese se avesse paura di incontrarli.
Dakuwaqa, senza perdere un attimo di tempo, si diresse verso Kadavu e nelle vicinanze della barriera corallina incontro' un polipo gigante a guardia dell'ingresso. Il polipo aveva quattro tentacoli saldamente attaccatti ai coralli mentre gli altri quattro erano liberi e pronti ad attaccare. Dakuwaqa si diresse furioso verso il polipo ma ci volle ben poco prima che si rendesse conto che il polipo lo aveva stretto nella morsa dei suoi tentacoli e lo stava per uccidere.
Realizzando immediatamente il pericolo, Dakuwaqa, imploro' il polipo di risparmiargli la vita ed in ritono promise che non avrebbe mai fatto del male a qualunque persona di Kadavu che si fosse mai trovata nelle acque di Fiji.
Il polipo accetto' ed allento' la sua morsa fino a lasciarlo libero, Dakuwaqa mantenne la propria promessa e dal quel giorno il popolo di Kadavu trovandosi in mare non ebbe piu' paura degli squali.
Si dice che quando i pescatori di Kadavu escono di notte per pescare ancora oggi versino una ciotola di kava in mare per il dio Dakuwaqa.
I Grandi Capi di Cakaudrove (villaggio su Taveuni) sono considerati i diretti discendenti di Dakuwaqa e si dice che il totem squalo appaia al capo regnante nel momento in cui una notizia stia per essere annunciata.
L'immagine e' stata presa da http://www.seventiki.es/blog/?p=390 dove potrete trovare una versione di questa leggenda in spagnolo.
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